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Maurizio Giugliano, chi era il Lupo dell’Agro romano
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Maurizio Giugliano: il “Lupo dell’Agro romano” tra omicidi, condanne e dubbi mai chiariti

Crimine

Maurizio Giugliano fu accusato di una serie di omicidi avvenuti tra l’Agro romano e l’Agro pontino negli anni Ottanta. Il suo caso resta controverso tra condanne, assoluzioni e delitti rimasti senza colpevole.

Ci sono nomi che entrano nella cronaca nera con un soprannome e non riescono più a liberarsene. Quello di Maurizio Giugliano è rimasto legato alla figura del “Lupo dell’Agro romano”, espressione usata per indicare l’uomo finito al centro di una serie di omicidi di donne avvenuti tra il 1983 e il 1984 tra Roma, l’Agro romano e l’Agro pontino.

La sua storia, però, non è lineare come spesso viene raccontata. Giugliano venne indicato come possibile responsabile di più delitti, ma sul piano giudiziario il quadro fu molto più complesso: una sola condanna piena, un proscioglimento per infermità mentale, assoluzioni e diversi casi rimasti ufficialmente senza un colpevole definitivo.

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Polizia – newsmondo.it

Maurizio Giugliano: gli omicidi attribuiti e la scia di violenza tra Roma e il Lazio

La serie di delitti che venne inizialmente collegata a Maurizio Giugliano cominciò nell’estate del 1983. Le vittime erano donne trovate in luoghi isolati, spesso nelle campagne o nelle periferie, uccise con modalità violente e in alcuni casi abbandonate seminude. Tra i nomi citati nelle ricostruzioni ci sono Thea Stroppa, Luciana Lupi, Lucia Rosa, Giulia Meschi, Fernanda Renzetti Durante e Katty Skerl.

I dettagli dei delitti resero il caso particolarmente inquietante. Alcune vittime furono strangolate con indumenti o cinture, altre presentavano segni di forte aggressione al volto o sul corpo. Nel caso di Fernanda Renzetti Durante, trovata vicino a Pratica di Mare, l’arma indicata fu un coltello. Il caso di Katty Skerl, ragazza di 17 anni trovata morta a Grottaferrata nel gennaio 1984, rimase invece uno dei più discussi: venne strangolata, ma Giugliano fu poi prosciolto da ogni accusa relativa a quel delitto.

Quando gli investigatori arrivarono a lui, Giugliano era già in carcere per un’altra vicenda. Aveva un passato difficile, segnato da violenze, ricoveri psichiatrici, piccoli reati e comportamenti aggressivi. Questi elementi contribuirono a farlo diventare rapidamente, almeno nella narrazione pubblica, il volto del presunto assassino seriale. Ma gli indizi non erano uguali per tutti i delitti, e proprio qui nacquero i primi dubbi.

I processi, la condanna per Giulia Meschi e i dubbi rimasti

Sul piano processuale, Maurizio Giugliano venne rinviato a giudizio solo per alcuni dei delitti inizialmente attribuiti. Per l’omicidio di Thea Stroppa fu prosciolto per infermità mentale e dichiarato socialmente pericoloso. Per l’omicidio di Lucia Rosa, dopo una confessione poi ritrattata e testimonianze non decisive, venne assolto.

La condanna arrivò invece per l’omicidio di Giulia Meschi, uccisa nell’agosto 1983 nella zona di Sabaudia. In quel caso pesò soprattutto il riconoscimento di un testimone che aveva assistito all’aggressione. Nel 1986 la Corte d’Assise di Latina lo condannò a 17 anni e 8 mesi. Fu la sentenza che fissò il suo nome nella storia giudiziaria, ma non bastò a chiudere tutti gli interrogativi sugli altri omicidi.

Negli anni successivi la figura di Giugliano rimase sospesa tra certezza giudiziaria e zona grigia. Alcuni delitti continuarono a essere ricordati come parte della stessa scia di sangue, ma ufficialmente restarono senza un responsabile accertato. Anche il caso di Katty Skerl, in particolare, ha continuato a riemergere nelle cronache per ipotesi, piste alternative e collegamenti mai dimostrati in modo definitivo.

La parabola di Maurizio Giugliano si chiuse in modo cupo. Durante la detenzione fu protagonista di altri episodi violenti e nel 1993 uccise un compagno di cella soffocandolo con un cuscino. Morì nel 1994 per infarto. La sua storia resta ancora oggi una delle più controverse della cronaca nera italiana: non solo per la brutalità dei delitti a lui attribuiti, ma perché il confine tra assassino seriale accertato, sospettato e capro espiatorio mediatico non è mai stato davvero semplice da tracciare.

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ultimo aggiornamento: 27 Aprile 2026 21:16

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